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Visualizzazione dei post da luglio, 2007
ho 28 anni e 5 ore circa. il tempo passa e me ne accorgo pienamente. anche troppo, visto che mi lascia un certo amaro in bocca. ho trascorso questa serata con la mia famiglia, ho ricevuto regali e auguri, ho mangiato la torta.
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mi sono rifugiata in un palmo di foresta. ho lasciato che il tempo per una volta non mi impedisse di perdermi. è in questo stato di grazia che ho ricordato alcune domeniche di tantissimi anni fa... nelle quali tornando dalla montagna o dal lago abbandonavo lo sguardo al paesaggio e guardavo il tramonto senza sentire alcunchè, solo inconsueta serenità. ma ben presto si spostava l'attenzione, come i capelli d alla fronte ubbidivano al vento. un sentimento che sa di foglie e terriccio, castagne, sapore di latte e il vociare del torrente di montagna e il rumore dei sassi sulla spiaggia. un sapore di qualcosa che non torna più; del costume bagnato, dei capelli aggrovigliati dal vento, della pelle assolata. quel sapore che in un attimo si perde, tra la volontà di non rimpiangerlo e la consapevolezza della sua rarità. inutile il tentativo di trattenerlo; so che più mi ostino e più non lo ritrovo.
stanca. la mia testa lavora e macina. macina come il frantoio e ne esce un siero. un siero che mi scorre tra i capelli e si trascina lungo la schiena ed evapora confondendomi. il bianco è il colore che prediligo. il colore che si presta onestamente ad esser mescolato con gli altri. in certi momenti dipingerei, se ne fossi capace, l'universo che ci sovrasta e vorrei conservarne un po'. il siero si deposita nella conca delle caviglie, si corica attorno ai talloni. ascolto un tango. si lascia ascoltare come fosse l'unico mai suonato prima. gli amici se ne sono andati e mi viene in mente di quando mio padre mi raccontava del grano steso sull'aia ad asciugare, di come è dura pompare l'acqua dal pozzo e tirar fuori le mucche dalla stalla per farle abberverare. e l'universo scompare dietro questo pensiero semplice. non ti rimane che contemplare e ascoltare. allora, da che ho capito questo, mi sforzo di lasciare che la vita mi inondi. ed è liberatorio. esco dalla docc...
alla presentazione della mostra "vade retro" tenutasi a milano che accoglieva opere di artisti omosessuali, ho partecipato anche io. le opere esposte le ho trovate davvero brutte a parte quella dell'uomo seduto in penombra, ma purtroppo la mia memoria è scandalosamente inefficiente, perciò non ricordo il titolo. mentre ho trovato emozionante e riuscitissimo lo spettacolo presentato al palazzo reale, della compagnia "anima nera", riguardante sempre l'omosessualità. ottima la scelta dei brani letterari e commovente l'interpretazione degli attori.
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la grazia delle forme, l'audacia delle tinte e la sensualità delle "sue donne", mi hanno colpita. se potessi comprare un quadro, comprerei un "giovanni boldini".
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la sposa acrilico su legno (36x54)

il pianeta azzurro

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la cura con cui ogni uomo deve trattare la sua sposa, è simile alla cura che lo scultore promette alla sua opera.
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papaveri acrilico su tela (40x50)

l'albero

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" autunno, triste stagione che si addice ai ricordi"
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ho tentato di conferirgli uno sguardo pietoso e umano, evitando la sacralità, la divinità. acrilico su tela (50x70)
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ascesa delle anime
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posso dire che ho perso la memoria. l'ho persa dove la malinconia è un pugnale nel petto. da qui ho maturato solo l'immediatezza di certi avvenimentidimenticando facce, nomi, cattiverie e tutto ciò che mi appare superfluo. dimenticando quello che non mi serve.
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la difficoltà di esistere di viversi di compatirsi di alienarsi di camminare di stare in piedi
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la città era un deserto
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campo di grano - acrilico su tela (55x30) sul campo s'addensa e arde il sole d'agosto la mollezza delle mie carni madide odora di grano e il tuo collo lo sento fra naso e lingua