stanca. la mia testa lavora e macina. macina come il frantoio e ne esce un siero. un siero che mi scorre tra i capelli e si trascina lungo la schiena ed evapora confondendomi. il bianco è il colore che prediligo. il colore che si presta onestamente ad esser mescolato con gli altri. in certi momenti dipingerei, se ne fossi capace, l'universo che ci sovrasta e vorrei conservarne un po'. il siero si deposita nella conca delle caviglie, si corica attorno ai talloni. ascolto un tango. si lascia ascoltare come fosse l'unico mai suonato prima. gli amici se ne sono andati e mi viene in mente di quando mio padre mi raccontava del grano steso sull'aia ad asciugare, di come è dura pompare l'acqua dal pozzo e tirar fuori le mucche dalla stalla per farle abberverare. e l'universo scompare dietro questo pensiero semplice. non ti rimane che contemplare e ascoltare. allora, da che ho capito questo, mi sforzo di lasciare che la vita mi inondi. ed è liberatorio. esco dalla doccia. mi guardo allo specchio. amo questa vita che divampa.

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