White/widoW
Palco alto almeno un metro. Luci prevalentemente rosse. Un po’ di umanità assiepata alle transenne si muove, e le teste, come le canne di bambù nel vento.Immagine del concerto classico, senza grandi star, solo amici e curiosi.
Arrivo e sul palco si stanno già esibendo in due, visivamente sovrastati dalle basi con bassi che pulsano un tempo regolare, inequivocabile. Parlano/cantano nel microfono e con gesti ampi delle braccia scandiscono parole e rabbia e realtà, e saltano e scattano da una parte all’altra, per poi (solo per un attimo) rannicchiarsi su se stessi come a voler sottolineare che un po’ di Dolore, in tutte queste rime, Vive.
Pantaloni larghi e corti, maglie enormi, facce sudate per lo sforzo delle strofe agognate in un respiro. Tipico dei rapper penso. Non ho mai visto un concerto così: ho sempre visto lo sgrang-sgrang delle chitarre elettriche, capelli lunghi e pantaloni-a-pelle strappati, Fuck urlati tanti quanti i colpi sul rullante. Tutta diversa l’atmosfera: qui è più calda, quasi confortante.
Il primo gruppo finisce e un urlo che non mi aspetto si alza dalla folla che si è visibilmente eccitata.
Secondo gruppo: questa volta c’è anche un batterista che suona sull’elettrica, i vocalist sono due. Basi più complesse, ma il tam-tam è il medesimo, implacabile, e involontariamente ti ritrovi a scuotere la testa. Parole e tempo perfettamente dipinti, anche questa volta rabbia e aggressività, anche stavolta alla fine di ogni pezzo c’è un Sorriso. Anche stavolta mi si increspa la pelle a sentire frasi che non ti aspetti, frasi che segano, frasi che accendono un moto di sovversione dentro allo stomaco e che agitano un’euforia e anche un gelido dolore.
Bravi stì ragazzi, penso. Non che ne avessi mai dubitato, ma sentire dal vivo, vedere la gente che sottolinea le Rime più crude con i pugni sollevati alla Notte, ti fa pensare che allora questi ragazzi Pensano. Sentire e vedere che c’è coesione e partecipazione e riflessione è moltissimo, in una società che si infila con la tv-Merda e il tg-Corrotto nella testa come un virus: in questa Dannata società delle tette al botulino, della depressione-post-vacanza, della depilazione-finalmente-definitiva, del sì-abortiamo-perché-libere-di-scegliere-della-vita-di-altri-esseri-umani, del viagra, del vivere-sani-e-belli, nonostante carestie e abomini devastino l’80% dell’umanità. Tutto ciò è incoraggiante.
Grazie a Saro e Teo e agli altri che non mi ricordo il nome…. Vi lascio il link per ascoltarli… eccolo, è qui sotto.
Namaste, e buona fortuna.
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Frency
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