
l e t t e r a d i l i c e n z i a m e n t o
di francesca casella
io mi dimetto da voi, vicini di casa, presunti amici, dirigenti amministrativi, vicedirettori, manovali, probabili artisti, omosessuali, misogini, politicanti, cubiste, estremisti, finanziatori, usurai, giudici, magistrati, sbirri; io mi dimetto dal posto che mi avete assegnato nella collettività.
com’è che fate voi a stare nella vita gli uni accanto agli altri?
non riesco a reggere l’assurda vacuità dei vostri umori, assoggettati all’astrologia più che alla vita.
io mi dimetto e sono fiera (almeno per un attimo), di non essere licenziata da voi.
io mi dimetto dalla bassezza, dalla noia della perfezione, dalla virulenta arroganza del vostro ego.
io mi dimetto e provo a vivere delle mie idee, anziché dell’incertezza di cosa e come devo essere: e se un giorno mi accorgerò d’aver creduto nelle idee sbagliate, d’esser stata derisa a ragione da voi, farò come dice de andrè: moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta, ma di morte lenta.
vi detesto come detesto
questo modo di vivere mi fa sentire l’australiana nelle ossa, perché non riesco ad ascoltare
io voglio ascoltare storie che mi appaiano misteriose, nelle quali io possa affondare
voglio andare a vedere le balene nella baia califonia, voglio seguire il volo delle anatre che emigrano, voglio vedere l’orso pescare nelle rapide. voglio conoscere i reporter di guerra, fare domande a chi ha visto
voglio essere messa al mio posto dalla natura, da questo mondo che mi ospita, che ha il comando sulla precarietà della mia vita, dei miei beni, poiché Lei, non si può corrompere.
13 marzo 2009
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