luglio. nottata inquieta. il fischio di un lontano treno inveisce sulla frenesia della fuga. immagino figure che non esistono, per ritrovare un perduto senso di pace. amavo infinitamente l'estate, quando l'adolescenza non pativa per il caldo. amavo il suono delle cicale, prima di essere irrascibile. i rumori mi urtano come i passanti ritardatari alla metropolitana. sentirsi violata come nei corridoi degli obitori. e tutta l'ambizione svanita per il tempo di un lampo, battuta un solo momento dal sospetto di avere il peso della cenere tra questa gente sospesa. ********************** presto trovo il rifugio mai deluso tra il buio della foresta nell'umido spirito della sua vitale compostezza; la mia anima aqquattata nel roseto, scivolata nell'agra linfa del mio sangue. esser vivi conta quando hai saggiato una stilla di pazzia, quando affoghi nella paura d'essere placato per sempre da una malattia. francesca