nottata

luglio. nottata inquieta.
il fischio di un lontano treno inveisce
sulla frenesia della fuga.
immagino figure che non esistono,
per ritrovare un perduto senso di pace.
amavo infinitamente l'estate,
quando l'adolescenza non pativa per il caldo.
amavo il suono delle cicale,
prima di essere irrascibile.
i rumori mi urtano
come i passanti ritardatari alla metropolitana.
sentirsi violata come nei corridoi
degli obitori.
e tutta l'ambizione svanita per il tempo di un lampo,
battuta un solo momento dal sospetto di
avere il peso della cenere
tra questa gente sospesa.
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presto trovo il rifugio mai deluso
tra il buio della foresta
nell'umido spirito della sua vitale
compostezza;
la mia anima
aqquattata nel roseto,
scivolata
nell'agra linfa del mio sangue.
esser vivi conta quando hai saggiato una stilla di pazzia,
quando affoghi nella paura d'essere placato per sempre
da una malattia.
francesca
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