aeroporto - verona
Ore 8,15 di martedì 12 gennaio 2010.
Arrivo tardi all’aeroporto ma riesco a imbarcarmi ugualmente. Al check-in la mia valigia pesata dà questo preciso risultato: 15,0 chili. Preso il biglietto, corro verso l’ingresso per il passaggio al metal detector. Una guardia carinissima mi chiede cos’è il contenuto della mia 24ore, dico il portatile, lui mi chiede di toglierlo dalla valigetta insieme ai cavi e a tutto il resto. Poi mi chiede di togliermi gli stivali e il giubbino. Chiedo sorridendo se devo togliermi qualcos’altro, intimidito mi risponde “no-no” e sorride. Gloria intanto è al di la dei cordoni rossi e ride. Io sembro una bambina con le trecce che sta partendo per la gita della scuola.
Mi dirigo al gate n°8. Il volo per bari parte alle 9,00. Sono le 8,35. Mi guardo attorno e penso che su questo volo di donne ce ne sono 4 compresa me. Tutti gli altri sono uomini d’affari con l’aria da superstiti della guerra fredda e uno sguardo paludoso negli occhi. Sembrano cloni gli uni degli altri: cappotti grigini o beije, capelli arruffati, carnagione da milanese non lampadato. Uno dei cloni mi sta seduto accanto. Parla al telefono con l’auricolare ormai completamente inghiottito dal timpano e dice frasi così :“ma il Benni me l’aveva detto ed io gli avevo risposto che sarebbe stato un cappio al collo… quando sono stato a Torino alla conferenza si era parlato di leasing… e allora gli ho detto senti Roberto, già quando era il momento buono che si raccoglievano i fogli da terra con le richieste di mutuo tu non lavoravi, adesso che il momento è nero non mi sembra che sia il caso di rimetterci in affari… con tutto il bene e il rispetto che ti voglio te lo dico che non se ne può fare niente…” etc etc. parla al telefono molto forte e mi dà fastidio. Non ha alcun tipo di ritegno.
Ho constatato in mezz’ora di attesa all’aeroporto, che si misura il grado di ambizione e di arroganza di un individuo, dal volume di voce che usa mentre parla al telefono.
Arrivo tardi all’aeroporto ma riesco a imbarcarmi ugualmente. Al check-in la mia valigia pesata dà questo preciso risultato: 15,0 chili. Preso il biglietto, corro verso l’ingresso per il passaggio al metal detector. Una guardia carinissima mi chiede cos’è il contenuto della mia 24ore, dico il portatile, lui mi chiede di toglierlo dalla valigetta insieme ai cavi e a tutto il resto. Poi mi chiede di togliermi gli stivali e il giubbino. Chiedo sorridendo se devo togliermi qualcos’altro, intimidito mi risponde “no-no” e sorride. Gloria intanto è al di la dei cordoni rossi e ride. Io sembro una bambina con le trecce che sta partendo per la gita della scuola.
Mi dirigo al gate n°8. Il volo per bari parte alle 9,00. Sono le 8,35. Mi guardo attorno e penso che su questo volo di donne ce ne sono 4 compresa me. Tutti gli altri sono uomini d’affari con l’aria da superstiti della guerra fredda e uno sguardo paludoso negli occhi. Sembrano cloni gli uni degli altri: cappotti grigini o beije, capelli arruffati, carnagione da milanese non lampadato. Uno dei cloni mi sta seduto accanto. Parla al telefono con l’auricolare ormai completamente inghiottito dal timpano e dice frasi così :“ma il Benni me l’aveva detto ed io gli avevo risposto che sarebbe stato un cappio al collo… quando sono stato a Torino alla conferenza si era parlato di leasing… e allora gli ho detto senti Roberto, già quando era il momento buono che si raccoglievano i fogli da terra con le richieste di mutuo tu non lavoravi, adesso che il momento è nero non mi sembra che sia il caso di rimetterci in affari… con tutto il bene e il rispetto che ti voglio te lo dico che non se ne può fare niente…” etc etc. parla al telefono molto forte e mi dà fastidio. Non ha alcun tipo di ritegno.
Ho constatato in mezz’ora di attesa all’aeroporto, che si misura il grado di ambizione e di arroganza di un individuo, dal volume di voce che usa mentre parla al telefono.
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