QUALCHE VOLTA QUANDO RIENTRO A CASA RIMANGO COL CAPPOTTO - IL MIO CAPPOTTO NERO FUNEREO - ME LO TENGO ADDOSSO COME UN PENSIERO ACCOGLIENTE - E MI METTO A DISEGNARE - O A SCRIVERE - E NON M'IMPICCIANO LE MANICHE - RESTO CALDA NEL MIO CAPPOTTO - SONO MORBIDA NEL MIO CAPPOTTO - PRONTA PER PARTIRE - PRONTA PER OGNI COSA - RESTO COME CHI RIPARTE SUBITO
sabato 7 novembre 2010 ore otto e venticinque del mattino. l'autostrada corre piatta attraversando parte della Lombardia e gran parte del Veneto. la méta è quasi raggiunta. fermata brevissima all'autogrill; coda per lo scontrino, coda per il cappuccino, coda per uscire. la gente si accalca ovunque ingurgitando quantitativi spropositati di cibo, quasi fosse che il viaggio è attraverso un deserto infinitamente esteso e privo di oasi. invece siamo nel Veneto la regione più florida d'Italia. un grassone mi precede alla cassa; sulle sue spalle spioventi forfora bianca, mi imbarazza, pochi radi capelli unti, maglione non volutamente vintage con fantasia greca ormai deforme. ti aspetti che si cibi di una spremuta e una brioche integrale, tanto per dimostrare che alla salute comincia a tenerci, invece poco dopo lo ritrovi al banco bar, con un bombolone alla crema nella mano destra e una pinta di caffèlatte nella mano sinistra; sul suo faccione un'espressione estasiata che f...
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