il fanciullino

Chiudersi le orecchie per non sentire chi tossisce dall’altra parte del muro. Infilare la testa sotto al cuscino per non vedere la luce del mattino. Rifiutare il saluto, fingere di non aver visto, schivare il passante per allontanare il contatto. 
I bambini fiutano complotti? I bambini sanno verità celate. I bambini ordiscono piani? I bambini intuiscono il male; i bambini non ingannano.  
Torno bambina quando scavalco la realtà e la mia capacità di sognare avanza veloce, oltre le limitazioni imposte dagli adulti. Immagino di poter passare una sola volta la matita sul foglio e il tratto diventa una porta. Apro la porta con la mano del pensiero e oltre la soglia c’è solo il giorno e la notte dell’estate; vedo i miei sandalini rossi bordati di bianco e la mamma che li allaccia ai miei piedi e sorride, bellissima. Sento l’odore pulito della pelle di mia nonna nell’abbraccio eterno del suo amore. Vedo i miei pattini che in un attimo diventano ali. Sento il sapore del latte caldo, dei biscotti, nel mio biberon di caucciù. Entro nella fortezza di cuscini tra il letto e l’armadio, uno spazio senza confini di tempo e luogo. Vedo il parco al mattino presto, e ascolto le preghiere lette ad alta voce; culla per il mio cuore la voce di mia madre. Sento il sapore dei lamponi colti dai cespugli nei boschi. Sento la mano di mio padre inghiottire la mia per aiutarmi a salire la prima scala della vita. Sento il fragore dei fuochi artificiali e il mio stupore dentro le scintille colorate. Annuso l’erba e ricordo il ruvido degli steli di dente di leone tra le dita incerte. Avverto il bruciore sulle ginocchia e provo a rimetter dritta la mia bicicletta gialla dopo esser caduta. Un altro centinaio di pensieri che vedo o annuso, scorrono al rallenty nella mia mente e trovo, finalmente, il rifugio del Fanciullino che rimane aggrappato al mio spirito. Non ha abbandonato la sua casa; è rimasto nascosto tra le brusche curve dell’egoismo e del raziocinio; s’è mimetizzato nel deserto della materialità ed ha atteso ch’io potessi ricordarlo, nel momento del bisogno, quando tutto quello che muovi nella vita, sembra travolgere l’Essere. Fedele e imperturbabile, mi ha vista arresa ma non vinta, ha attraversato con mano fresca la mia nuca ed ha inciso un sorriso sulle mie labbra. Ricorda il fanciullino. Vive nascosto da qualche parte, a mendicare attenzione; coperto magari dagli stracci dei doveri, delle responsabilità, dal fango del mancato eroismo e infine biasimato dalla goffaggine della prudenza superflua. Per carezzare la mente, annerita dal fumo di nozioni inutili, sussurra qualcosa al mio orecchio, e mi ricorda di non maledire il cattivo tempo che riserva sorprendenti notizie; mi ricorda di concedere perdono, mi ricorda che puoi sentirti a casa anche quando non sai dove sei e che quando cerchi una via d’uscita, la troverai.

Commenti

Anonimo ha detto…
essendo adolescente, quindi sommersa da pensieri futili e tutto ciò k è materiale, non ripenso quasi mai a quando ero piccola....ma leggendo questo mi sono commossa...visto k il padre e la madre di cui parli sono anche i miei... :) ad esempio quando rivedo i miei sandalini, lunghi si e no 5cm, mille pensieri cominciano a scorrere veloci nella mia mente....e in effetti è come se fossi tornata indietro di qulache anno...riconosco alcuni odori,profumi,sensazioni...voci...è bellissimo questo testo Ci....ti voglio bene!

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