Questa è la notte che la nonna è trapassata. Una maga l'ha vista
sorridente, accanto al suo corpo; dice che non si aspettava di vederci tutte tre
lì, io la mamma e la maga.
Ed ora che lei è a poche centinaia di metri da me, all’ospedale, steso il suo corpo e la sua anima invece chissà dove, mi chiedo come hanno fatto i
soccorritori a portare giù dalle scale ripide di quella casina ammuffita, una donna di 90 kili.
Pensavo che avrei pianto e invece sono serena.
Pensavo che avrei pensato a cose tristi e invece, se mi vien in mente la sua
risata, rido anche adesso.
Mia nonna si chiamava Pia, di nome e di fatto.
Per me aveva scelto il nome Anna, perché sono nata il giorno di Sant’Anna, protettrice delle partorienti. Forse pensava dovessimo qualcosa alla Santa, visto che sono nata per miracolo.
Mi sarebbe piaciuto il nome Anna;
gliel'ho sempre detto; ma quel giorno litigò con mio padre perché lui
voleva Francesca. Poi papà prese la vespa e andò in
giro tutta la notte ad avvisare amici e parenti che Francesca era arrivata:
chissà se ne valse la pena, di esser svegliati all’una di notte.
Alla nonna non piaceva papà, diceva che non andava bene per la mamma e forse aveva ragione; peccato che lo rivelò a lei solo dopo molti anni; ventiquattro per la
precisione. Ora non importa più, o meglio non ha più quel sapore amaro
che ho sentito quando la nonna me lo disse.
So che le cose prendono una
certa piega nella vita perché c'è un ignoto senso a tutto; il bello e il
brutto.
Il reparto di rianimazione dove dorme la nonna è davvero squallido. Io
ch'avrei messo dei quadri di paesaggi sulle pareti della sala d'aspetto.
Quadri famosi. O magari ritratti di donne nobili come quelle del Boldini. Ma poi forse finiscono per esser odiati dalla gente che è costretta a osservarli nell'attesa. Resterebbero un particolare da dimenticare, perché ogni volta che ti capita di rivederli, li ricordi sulla parete color vomito della sala dove attendevi che un camice bianco dal volto verdastro, per via dei neon, ti dicesse se il tuo caro era vivo oppure no.
La donna che ci ha dato la
notizia non era né bella né brutta. Era vestita di bianco e non sembrava un angelo, aveva un grosso neo sul mento. È uscita da una porta grigia, una di quelle frangi-fiamme che non ti lascia vedere quello che c’è dietro e ha detto: signora, mi spiace, sua madre è deceduta quindici minuti fa. Il tono è lo stesso che usano gli operatori del call-center per annunciarti che il tuo abbonamento è scaduto. Siamo rimaste come statue io la mamma e la maga, ed ho mandato giù una pietra.
Mi fa paura
la malattia. Mi costringe a pensare alla morte che si è portata via la nonna in sole quarantotto ore.
Cercherò di pensarla dietro i fornelli,
con la sua mole esuberante. O con le mani nelle pesche, mentre le
infila nei sacchetti marroni e li porge ai clienti. La penserò così
com'è stata. Lunatica e ansiosa, passionale, silenziosa, furiosa, progressista, visionaria.
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