A mani vuote
Sono entrata in circa 15 negozi come un cane da tartufo,
cercando il regalo per il tuo compleanno.
Mi hanno mostrato gemelli in oro, camicie raffinate, portachiavi antichi, sciarpe di cachemire; niente che potesse entusiasmarmi.
Un commesso gay dal piglio misogino mi ha messo in croce
per una camicia scozzese da 220 euro.
Bella sì, ma tu con la Scozia non c'entri.
Meglio un'armatura,
un orologio da taschino, un timone da veliero,
una bistecca fresca o un sigaro colombiano;
meglio uno squarcio di sole dal finestrino di un aereo,
meglio la spuma frizzante di un'onda di mare,
meglio un libro di mondi sommersi;
meglio una fetta di torta al cioccolato.
Non ho trovato il regalo per te e il regalo per te non ha trovato me;
il fatto è che tu mi piaci con la tua camicia azzurra,
con i jeans che porti,
con il profumo che hai;
tu mi piaci in sella alla tua bicicletta,
mi piaci con l'espressione imperturbabile,
con le tue mani sporche di lavoro;
mi piaci nella tua camminata ciondolante,
mi piaci dentro il tuo cappotto nero
mentre non t'importa del freddo e vieni da me in pieno inverno.
A te non mancano cose che si possono misurare,
indossare, cose che si possono calzare; forse ti mancano cose che puoi
aggiustare, modificare, abbellire, inventare.
Perciò ti porto me che non sono nuova, ma
dispongo di ironia e m'appassiona l'evoluzione;
arrivo a te sperando di non apparirti banale come
una coppia di gemelli da polso,
come un cardigan di cachemire,
ma sempre pronta per rendere quello che di meglio
ho da offrire,
foss'anche una modesta fetta di torta al cioccolato,
un paio di fossette da sorriso,
una spiaggia immaginaria,
il caffè nel vetro.
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