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Visualizzazione dei post da luglio, 2012

francesca e la bellezza

di ritorno da rodi. 42/45 gradi all'ombra, turchese e bianco, blu e verde salvia gli unici colori. povertà e miseria, incuria per le strade, nelle case, negli sguardi; ma è gente per bene, che saluta calorosamente lo straniero, forse perché porta soldi, forse perché là è come da noi negli anni '50.  una lenta civilizzazione dopo lo stupro della guerra. sembra l'Iraq nelle diapo dei TG, sembra il deserto di certi film post-atomica. ma bella, bella la grecia, selvaggia, commovente, dipinta a tocchi di una malinconia che ti appartiene ma non sai nè da dove, nè come. la tremenda Grecia dell'aridità, della strafottenza degli ulivi che si aggrappano alle scarpate, della bestialità delle capre e dei muli che camminano per strada e seguono una musica tutta loro. tu stai lì, come una beota, ti bevi tutto quel cielo, tutta quella luce, tutto quel sale, pienezza; e non ti basta mai.

la realtà della spada

la spada è affilata, una parola non ponderata uno sguardo permanente la ricerca e la fuga dal peso di un disamore. come mai capita a me?  parole del suicida che non trova ragione alla tristezza. eppure avevo sogni e purità, avevo voglia, come ora di manifestare verità e purezza. la spada è affilata e seziona parti di me. dolori, amarezze galleggianti come boe nella lontananza d'un oceano di fragilità. il fare buone cose, il fare bene per amare giustamente, muoversi estrosamente nell'altro, come parte di sé,  e non desiderare altri che egli. così è, mio Dio  nella mia febbricitante sete di mito. ed il mito mi infilza irridente, con potenti zanne acuminate e dilania quella stessa fragilità che vive della delusione; e perciò si innalza sospinta da un vento pregno di ogni ragionevole, squallida realtà.