Brevemente – La foresta Fontana


Quando gestivo la mia videoteca, prima di raggiungerla, deviavo per quel viale cinematografico che conduce, poeticamente, alle soglie della foresta Fontana; lì fumavo una sigaretta seduta sul muricciolo del ponte e ascoltavo il fossato, ascoltavo il crepitio del sottobosco; vedevo la staccionata e, di là da essa, il preciso disordine degli alberi.
            Riempivo le narici dell’odore intenso del muschio, delle foglie macerate, dell’humus. Come ora avevo in mente Lui; lo pregavo che ci guidasse, me, la mia famiglia, gli amici; e li figuravo nello schermo perfetto della mia mente. Poi con gli occhi metafisici di essa, scorgevo l’ospedale di Mantova come in una foto aerea,  e chiedevo a Lui che alleviasse i tormenti dei malati; bambini, anziani, donne, uomini. Oltre l’ospedale scorgevo l’intera città, poi i paesi circostanti, disseminati in un ordine complesso nella nostra pianura, e vedevo l’intera regione e chiedevo a Lui che sopra tutti arrivasse la Sua Imperitura Consolazione. Il mio occhio interno scorgeva anche la nostra splendida penisola; sotto di essa scorgevo le sponde africane e al loro fianco quelle del medio oriente e poi la Russai, la Cina, l’India e, così immaginando, scorgevo l’intero pianeta e il brulicare scintillante di tutti gli esseri umani e, la mia preghiera si faceva enorme; un canion d’implorazione. Chiudendo gli occhi immaginavo che una rosea brezza, il Suo effluvio Glorificato, sfiorasse l’anima di ciascuno, facendoci trasalire d’amore e, chiudendo gli occhi al cielo, speravo che qualcuno, da qualche parte, stesse facendo la stessa cosa per me, per tutti noi.
             Immaginavo di propagare la mia preghiera nell’infinito dello spazio, e pensavo che arrivasse al Suo onnipotente orecchio.           Mi sono sempre detta – se queste parole si spargono intorno a me, traspirano dalla mia pelle, grida il mio cuore, allora non serve molto perché attraversino territori e catene montuose, deserti e steppe, e oceani e si infilino tra le trame dell’anima degli altri uomini. Quindi io Posso, seduta su questo muricciolo all’imbocco della foresta Fontana, pregare per l’intera umanità.
            Mi sono sentita potente, di una umile  potenza, che non si arroga nessun diritto, che non si auto-commisera. Mi sono sentita grata d’aver questa Fede che, chissà da dove viene, mi consola, mi incoraggia, mi colma. E non ho bisogno d’altro, se non questo corpo, che cercherò di rispettare, perché contiene quel che per Sua Grazia io sono; Sua. 

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