respirare sott'acqua
Tornavo a casa dopo il
lavoro sulla strada trafficata. Svoltavo poi con impellenza a
destra, su una strada bianca che accompagna alla
foresta Fontana. D'inverno il parco chiude presto e sulla ciclabile
che la costeggia non c'è anima viva. Mi
aggrappavo al cancello e infilavo la faccia fra i pali, sentendo il freddo sulle tempie e guardavo il viale che conduce alla villa. Il tempo passava senza opprimermi. Non c'era
altro che volessi fare, se non restare latitante qualche minuto, prima
di tornare al traffico, alla gente, a casa. Era il tempo di respirare
senza l'affanno, ascoltando il battito rallentato del
cuore. Mi manca spesso di ripararmi dalla folla, dalla vista degli altri, dalla luce dei
lampioni, nella vasta desolazione dell'inverno; la sublime bellezza della
scarsità di luce sulle cose, la foschia, il silenzio. Sedersi sul
muro del fossato, fumare una sigaretta e ascoltare il freddo che attraversa i pantaloni. Osservare per un lungo tempo un merlo aggrappato ad una staccionata e non avere paura alcuna.

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