respirare sott'acqua

Tornavo a casa dopo il lavoro sulla strada trafficata. Svoltavo poi con impellenza a destra, su una strada bianca che accompagna alla foresta Fontana. D'inverno il parco chiude presto e sulla ciclabile che la costeggia non c'è anima viva. Mi aggrappavo al cancello e infilavo la faccia fra i pali, sentendo il freddo sulle tempie e guardavo il viale che conduce alla villa. Il tempo passava senza  opprimermi. Non c'era altro che volessi fare, se non restare latitante qualche minuto, prima di tornare al traffico, alla gente, a casa. Era il tempo di respirare senza l'affanno, ascoltando il battito rallentato del cuore. Mi manca spesso di ripararmi dalla folla, dalla vista degli altri, dalla luce dei lampioni, nella vasta desolazione dell'inverno; la sublime bellezza della scarsità di luce sulle cose, la foschia, il silenzio. Sedersi sul muro del fossato, fumare una sigaretta e ascoltare il freddo che attraversa i pantaloni. Osservare per un lungo tempo un merlo aggrappato ad una staccionata e non avere paura alcuna.

Commenti

Arnaldo De Pietri ha detto…
La commistione tra poesia, fotografia e illustrazione è affascinante. Impossibile leggere il testo senza subire l'influenza della fotografia e della cornice grafica. Anche il fondo scuro che rende il testo leggibile ma non contrastato aiuta a creare la suggestione che cerchi. Mi piace molto. Molto.

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