A flower is not a flower

Se uno chiudesse gli occhi in un pomeriggio di metà ottobre, appena rientrato a casa, col cappotto aperto ancora infilato, con la canzone A Flower is not a Flower incastrata nel cervello; e se accendesse l'ennesima sigaretta e cominciasse a osservare il pulviscolo attraverso il raggio di una lampada; e se restasse così per qualche minuto, andrebbe a ripescare la sensazione del primo bacio. Liquefarsi nella dolcezza senza peso, bocca nella bocca; e se divagando si lasciasse condurre dal gioco, tornerebbe alla baracca di amianto e ferro, nel buio cortile dei nonni e durante il pomeriggio più caldo di luglio, ricorderebbe l'incontro con uno scorpione fra le cassette vuote della frutta; e se si involasse sopra le ortensie e poi sopra i tetti del paese e sulle campagne nebbiose, tornerebbe sulla strada del cimitero e come allora cadrebbe e con le ginocchia sanguinanti, senza versare una lacrima, rimonterebbe sulla  bicicletta.
Se la sigaretta fosse finita, si adagerebbe sulla sedia dell'ingresso accanto all'appendiabiti e in un conato di dolore, ricorderebbe il viaggio in aereo per raggiungere la persona che poi, ancora, gli ha spezzato il cuore. E lo stupore durante il ritorno a casa, tra il pianto e il riso, ricucendosi i brandelli, l'incontro con un nuovo amico: saprebbe recuperare attraverso la memoria, la speranza di liquefarsi in un primo bacio, in una notte di novembre, illuminati dal neon verde di un bar chiuso.


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